Circolo di Lettura “Leggere Leggero” – un pomeriggio parlando di “Lacci” di Domenico Starnone

Il 17 novembre del 2019 d.C., il gruppo di lettura con Sybille, Floriana, Lorenza, Agnese, Pasquina, Karin, Sabine e i due poveri malcapitati, Gianfranco e Umberto che, in evidente minoranza, non hanno opposto alcuna seria resistenza allo strapotere femminile, ha parlato e discusso su “Lacci” di Domenico Starnone. L’incontro è avvenuto nella Weinstube Nordend di Francoforte e successivamente ci siamo ristorati con un’ottima pizza in una vicina trattoria.

“Lacci” narra la storia di Aldo e Vanda, che a vent’anni, si sposano giovanissimi, come vuole la convenzione e da quest’unione nascono il primogenito Sandro e tre anni dopo Anna.
Vanda si dedica alla casa e ai figli, e in qualche modo sostiene o forse soltanto sopporta le attenzioni svagate di un uomo non ancora adulto che arranca nel lavoro e che coi bambini ha un rapporto vago e superficiale.
“Lacci” è dunque la storia di un matrimonio come tanti, luminoso e gioioso all’inizio e poi via via sempre più spento e infine devastato dagli accadimenti brutti – ma anche da quelli belli, come l’amore di Aldo e Lidia – della vita, un po’ fortuiti, un po’ inseguiti.
La mancanza di sentimento permea e spiega il fallimento del matrimonio tra Vanda ed Aldo, che trascina nel gorgo chiunque si trovi a tiro, bambini compresi.
Anche se sembra facile dare subito la colpa di tutto ad Aldo, fedifrago e volubile, si rimane poi indecisi, leggendo la versione di Vanda, casalinga frustrata, compulsiva scribacchina seriale di lettere minatorie ed accusatorie, che ora – agiata ottuagenaria – si prende il lusso, inacidita, di una vendetta tardiva fatta di musi lunghi e rancorosi silenzi.
Dalle nostre discussioni è emersa l´idea che forse nessuno dei due protagonisti ha colpa, oppure in fondo, forse tutti due.
L’argomento trattato da Starnone ha suscitato molte reazioni e riflessioni che hanno portato alla luce esperienze strettamente personali o vissute entro la cerchia delle più strette amicizie.
Nel finale la devastazione del bell´appartamento dei genitori da parte di Sandro e Anna, figure un po´ deboli e poco definite – come del resto quella di Lidia – specialmente quando Starnone dà loro voce da adulti, è metaforicamente l´annichilimento della vita di Aldo e Vanda, legati ai loro ricordi, ora meschini, come i taccuini dove Vanda registrava con acribia tutte le spese domestiche, ora patetici, come per Aldo, che vive dei successi e di fasti caduti da tempo nell´oblio.
Starnone in “Lacci” utilizza la lingua italiana in tutta la sua gamma espressiva e dunque lo stile narrativo utilizzato passa dall’epistola, al monologo e al dialogo serrato, mentre il lessico si esplica attraverso la varietà puntuale dell’aggettivazione. La struttura della sintassi, modulata sui personaggi, offre una paratassi scarna e limpida per la schietta praticità di Vanda, mentre un susseguirsi di subordinate riflette indecisioni e contorsioni nel pensiero di Aldo.