Fiammetta Borsellino incontra Italia Altrove Francoforte ed i ragazzi della Scuola Europea

Fiammetta Borsellino a Francoforte. Un evento fortemente voluto da Italia Altrove Francoforte e che soprattutto grazie alla dedizione di Marina Carta, dopo un anno di preparazione, il 13 novembre scorso è diventato realtà. Ci tiene a precisarlo anche Marina stessa in apertura di serata, mentre sullo sfondo dietro di lei scorrono le immagini di Fiammetta da piccola e del padre Paolo.

Da sinistra: Fiammetta Borsellino, Marina Carta, la vice-Console Francesca Facchini, il Direttore della Scuola Europea di Francoforte Ferdinand Patscheider e l’Avv. Francesco Pastori dello Studio Legale Pastori&Kollegen


Il Direttore della Scuola Europea di Francoforte, Ferdinand Patscheider, come padrone di casa, ha ringraziato la stessa Marina, Italia Altrove, il Consolato (rappresentato dalla vice Console Francesca Facchini) per aver patrocinato l’evento e lo Studio Pastori & Kollegen per aver contribuito alla sua realizzazione. Un ringraziamento particolare è stato indirizzato anche ai ragazzi della Scuola Europea, presenti in gran numero per ascoltare Fiammetta, e ai loro insegnanti, in particolare la prof.ssa Maria Cavallo che ha fatto anche da moderatrice alla serata.

Fiammetta Borsellino e la prof.ssa Maria Cavallo prima dell’inizio della serata

È stata proprio la prof. Cavallo a riassumere i passi principali della vicenda Borsellino, cominciando dalla strage di Capaci, dove morì il carissimo collega di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone.
Per la gioventù del Sud Italia, con le due stragi di Via D’Amelio e di Capaci “vedavamo bruciare non solo la possibilità di riscatto della nostra terra” ha ricordato la prof.ssa Cavallo “ma anche i valori di giustizia e di legalità”. Paolo Borsellino, ha sottolineato sempre la prof.ssa Cavallo prima di cedere la parola a Fiammetta, non ha lasciato solo tre figli adolescenti, ma un’intera generazione.

Fiammetta Borsellino, più piccola di tre figli (i fratelli sono Manfredi e Lucia), ha innanzitutto ricordato il padre come un uomo semplice e giusto. Non le piace ricordarlo come un eroe, ma come un uomo dedito al proprio lavoro. Lavoro che faceva con passione e missione di responsabilità ed il fine di liberare la propria terra dalla schiavitù mafiosa.

Il giudice Borsellino sosteneva che le associazioni mafiose sono presenti dove c’è prosperità economica, anche all’estero, ossia dove ci sono i “picciu” (i “piccoli”, i “soldi”, in dialetto siciliano).
Di conseguenza, la mafia negli anni non si è radicata solo al sud. Infatti, numerose sono state le inchieste ed i processi per mafia anche in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte.

Fiammetta ha tenuto a precisare che, nonostante suo padre e Giovanni Falcone siano i nomi più famosi per quanto riguarda la lotta alla mafia, purtroppo non sono stati gli unici a perdere la vita per il loro lavoro: sono numerosissimi infatti i giornalisti, i politici e gli esponenti delle forze dell’ordine che sono stati uccisi perché, a differenza dei più, “non si erano girati dall’altra parte”, ma avevano cercato di affrontare la mafia con la schiena dritta: Peppino Impastato, Giovanni Russo, Piersanti Mattarella, sono solo alcuni dei nomi citati da Fiammetta.

Anche Paolo Borsellino (che in realtà, come riporta Fiammetta, non amava Palermo), avrebbe potuto farsi trasferire in altre parti d’Italia e occuparsi di altri temi; tuttavia, ha preferito restare in Sicilia per una questione di responsabilità morale. Perché anche essere indifferenti è un modo per alimentare il male. Decise definitivamente di restare a Palermo in seguito all’assassinio del Comandante Basile, ucciso con la figlia in braccio.

Fiammetta si è rivolta direttamente ai ragazzi quando ha dichiarato che la mafia non è solo un’organizzazione criminale, ma una mentalità culturale basata sull’esercizio del potere. E che anche nella vita di tutti i giorni ognuno di noi è responsabile delle proprie azioni per poter arginare questo tipo di mentalità: ogni volta che abbiamo la tentazione di prendere scorciatoie, di affidarci a delle raccomandazioni, di chiedere favori, sconfiniamo pericolosamente proprio in questo tipo di logiche.
La vera lotta alla mafia, sostiene Fiammetta, va fatta non con le conoscenze giuste, ma con la conoscenza giusta.
Dire che la mafia ha vinto o ha perso, per Fiammetta Borsellino, è solo una grandissima semplificazione. La mafia non si trova solo dove ci sono attentati, ma si insinua nella società cambiando volto a seconda delle necessità. Se non si sente parlare di mafia dalla stampa, non significa affatto che la mafia sia dormiente. La mafia continua ad agire da dietro le quinte. In particolare, la commistione con i settori malati della politica e dell’economia le è vitale perché entrambe, politica e mafia, agiscono sul territorio e per questo si trovano spesso costrette a scendere a patti.
La mafia, sosteneva fermamente Paolo Borsellino, va sconfitta con un processo culturale e morale che deve coinvolgere innanzitutto le nuove generazioni. Si era ben reso conto, infatti, di come le organizzazioni criminali si basino sul consenso dei giovani. Non è un caso che l’ultima lettera scritta da Paolo Borsellino proprio la mattina del 19 luglio 1992 fosse diretta proprio ad una studentessa di Padova che aveva chiesto un incontro.

Anche nel rapporto con i pentiti di mafia cercava di mantenere un rapporto da uomo a uomo. Paolo Borsellino trattava ciascuno con umanità. E l’umanità, ha sottolineato Fiammetta, dà un valore aggiunto a qualsiasi lavoro.

Nel corso della serata ha anche svelato alcuni dettagli della vita del padre Paolo. “Piccirillo” nato e cresciuto in un quartiere malfamato di Palermo, dove da piccolo ha giocato a calcio con figli e nipoti di mafiosi, Paolo Borsellino era un appassionato di letteratura, con una profonda ammirazione per Federico II di Svevia, ma si occupava anche di alberi genealogici. In più, aveva un debole per la lingua tedesca, che aveva imparato da autodidatta. Traduceva per passione i grandi classici dal tedesco all’italiano.
In più, ha ricordato Fiammetta, nonostante in televisione apparisse sempre serio e pensieroso, tutt’altro era nel privato: divertente e scherzoso, era sempre circondato da bambini ed amava sdrammatizzare la paura. All’epoca tutti sapevano il rischio che correva; tuttavia, durante le telefonate con la figlia lui ci scherzava su: “Ma se m’ammazzano poi come mi chiami?”. Solo nei 57 giorni tra la morte di Giovanni Falcone e l’attentato di Via D’Amelio (in cui perse la vita lui stesso insieme a cinque agenti della sua scorta), Paolo non riuscì a camuffare il senso di sgomento e di sconfitta. Ma anche in questi giorni bui, non interruppe mai la sua frenetica attività per la ricerca della verità.

Per quanto fosse nelle sue possibilità, Paolo Borsellino ha cercato di far vivere alla famiglia ed ai figli una vita normale. Aveva anche molta considerazione degli agenti della scorta che vigilava su di lui. Per non esporli ad inutili pericoli, ha rinunciato alla vita mondana e spesso anche alle uscite con la moglie. Dopo la morte di Falcone, ha svelato ancora Fiammetta, c’erano agenti in coda davanti a casa Borsellino per chiedere di fargli da scorta.

Fiammetta Borsellino in posa con il gruppo di Italia Altrove Francoforte

La serata con Fiammetta ha lasciato il segno in ognuno dei presenti. Non solo l’energia di una donna che, nonostante la tragedia che ha segnato la sua vita, non ha perso la positività e l’entusiasmo (alla domanda di uno studente sul fatto di poter temere per la propria incolumità, ha risposto: “Ho perso così tanto che non mi curo se ci siano delle conseguenze al mio comportamento nella divulgazione della cultura antimafia”). Al contrario, è stata una fonte di motivazione, con i continui richiami ai valori dell’umanità, della verità e della giustizia. Ha dichiarato di essere contraria ai sentimenti di rabbia e di vendetta, perché non è questo l’insegnamento ricevuto da suo padre. Per questo i figli e la moglie, in seguito alla perdita di Paolo, si sono semplicemente messi a fare ciò che avrebbe fatto lui: il proprio dovere, cercando di canalizzare il dolore in qualcosa di positivo e concreto.

L’evento è stato realizzato con il Patrocinio del Consolato Italiano di Francoforte ed il contributo dello Studio Legale Pastori&Kollegen.