Incontro del Circolo di Lettura “Leggere Leggero” del 23.08.2020

23 agosto 2020 (Il colibrì di Sandro Veronesi)

Domenica 23 agosto , ore 17, Café Günthersburgpark, all´aperto.

La trama

Il colibrì di Sandro Veronesi (La nave di Teseo) è la storia di Marco Carrera, che si dipana tra un amore di gioventù sempre inseguito e mai consumato e varie disgrazie famigliari con morti per malattia e suicidi. 

Marco, con un padre ingegnere e una madre architetta molto snob che tradisce il padre in modo sistematico, cresce nella borghesia fiorentina. Ha un fratello, Giacomo, che ama anche lui Luisa, l´eterno amore di Marco, e per questo si allontanano l´uno dall´altro dopo una furiosa lite – e una sorella, Irene: una ragazza chiusa, difficile, ma che sapeva tutti segreti della famiglia e dei suoi componenti.

La morte precoce della sorella è il primo, grande dolore della vita di Marco. Una vita costellata di difficoltà, partendo dal matrimonio con Marina pieno di falsità e tradimenti, all’amore mai consumato con Luisa, a cui rimane legato per anni soprattutto attraverso un fitto scambio epistolare, fino alla morte dell’amata figlia Adele. Ogni pagina, anche quelle più serene che raccontano la giovinezza di Marco, sono piene di nostalgia, dell’idea che le cose spesso vadano in modo diverso da come si sarebbe desiderato, del rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e invece non è stato.

“Colibrì” è il soprannome di Marco, uccelletti minuti che hanno la capacità di poter restare quasi immobili a mezz’aria grazie al rapidissimo battito delle ali. Tale soprannome, che gli fu dato da bambino per una carenza dell’ormone della crescita che lo aveva mantenuto piccolo, seppure bello e aggraziato, negli anni finisce per avere un altro significato.

Infatti come gli scrive Luisa Lattes, la donna amata, “tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei. Sei formidabile, in questo. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro.”

In questo libro c’è dunque tanta morte: quella dei genitori di Marco malati di cancro, quella di Irene ancora ragazzina che sceglie di togliersi la vita, quella di un matrimonio che finisce, quella di un aborto per una storia mai nata con Luisa. Ma c’è anche speranza: tutta riposta nell’uomo del futuro, il bambino che Adele porta in grembo. Marco trova sempre la forza di fare un altro passo, o meglio, di restare immobile nonostante il terremoto intorno: un inno alla resistenza come ha commentato un membro del gruppo di lettura.

Il Colibrì è un libro originale per quanto riguarda l’impianto, nessun capitolo è uguale all’altro. Ci sono mail, messaggini, elenchi, racconti e ricordi. Non sappiamo mai dove saremo una volta terminato un capitolo. Ma forse i balzi temporali sono addirittura troppi: non ci sono due o tre tempi della narrazione, ce ne sono almeno cinque (prima e dopo la morte della sorella, della figlia, della madre e del padre) e alcuni sembrano mischiati a capriccio (2015, poi 2012, poi 2018, poi di nuovo 2012).

I nostri commenti

Veniamo adesso succintamente ai commenti e alle osservazioni del nostro gruppo:

Siamo tutti consci che “mi è piaciuto vs. non mi è piaciuto” sia molto riduttivo, ma serve per iniziare una discussione, visto e considerato che il nostro non è un circolo di critici letterari, ma di appassionati lettori. A questo proposito possiamo dire che a circa la metà dei partecipanti il romanzo è piaciuto – anche se l´aggettivo più usato è stato “emozionante”. Ad altri un po´meno.

Due partecipanti – io ero uno dei due – hanno espresso chiaramente la loro opinione sul fatto che il romanzo non avrebbe meritato lo Strega.

Quello che è risultato piuttosto noioso e anche inutile per la narrazione sono i capitoli dedicati all´intero inventario  –  tre pagine – di oggetti borghesi nella casa di famiglia, oppure sull´intera collezione di Urania di Probo, il meticoloso e preciso genitore di Marco. 

Per alcuni lo stile delle lettere di Marco a Luisa sono risultate troppo sdolcinate, così come il panegirico su Mirajin, l´uomo – in verità la donna – del futuro, di una bellezza particolare e alla quale tutto riesce immediatamente e con enorme successo. Qui alcuni del gruppo hanno visto un accenno al fenomeno globale delle influencer.

La parte che ha emozionato molti presenti è stato il capitolo in cui si sussegue un cospicuo numero di pagine per descrivere la sensazione di chi riceve una telefonata nel cuore della notte. Forse più che emozioni si può parlare di terrore, perché il lettore viene terrorizzato e rimane in preda all´ansia.

Il capitolo finale vede poi mettere in scena il suicidio assistito di Marco, vittima di un male incurabile, in presenza di tutte le persone care, soprattutto di Luisa, con la quale si concede un primo e ultimo lungo bacio. “Un bacio da vecchi” scrive il narratore, ma sarebbe stato meglio dire: “tra vecchi”.
Molti di noi hanno visto in questa chiusa una mossa astuta dello scrittore in vista di un´eventuale trasposizione cinematografica del romanzo. Altri lo hanno visto come un finale aperto che tocca vari argomenti come la globalizzazione, la tecnologia, il vivere da nomadi sparsi nel mondo, l’eutanasia, il significato di famiglia, il saper perdonare.

Concludo con una saggia riflessione del nostro Gianfranco: “forse ci vorrebbe dentro ognuno di noi un colibrì per mettere ordine e accettare la vita come viene?

Alla fine del nostro incontro azzardo un´ipotesi: a mio avviso Veronesi si guarderà bene di partecipare di nuovo allo Strega, poiché se dovesse vincere per la terza volta – un unicum nella storia del premio – dovrebbe poi salire sul palco e ingurgitare quel liquido micidiale attaccandosi alla bottiglia!

Articolo a cura di Umberto Gorini